Il 5 febbraio 1992 è stata promulgata la “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate“, conosciuta come “Legge n. 104/1992”. Essa consiste in una vera e propria rivoluzione in quanto ha affrontato, per la prima volta, in maniera attenta ed esaustiva, i più svariati aspetti della disabilità a favore dell’integrazione e del benessere esistenziale. Da quel momento, per esempio, non vi sono più né le cosiddette ‘scuole speciali’ per gli studenti con disabilità, né i cosiddetti ‘laboratori protetti’ per coloro i quali riuscivano a trovare lavoro.
“Si definisce persona con handicap quella persona che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva che è causa di difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa, tale, da determinare un processo di svantaggio sociale o emarginazione” (Art.3 comma 1). Dunque, l’obiettivo era porre fine a questo processo di emarginazione che coinvolgeva le persone con disabilità, con conseguenze devastanti per la loro vita; assicurarsi che queste ultime godessero dei diritti di cittadinanza, tra cui il lavoro, la sicurezza, la salute e il tempo libero, su base di uguaglianza con gli altri.
I diritti elencati non sono affatto indipendenti tra di loro e rientrano nel campo del benessere. Più ancora, della vita! Soltanto attraverso il lavoro l’individuo può assicurarsi tutto il fabbisogno di cui necessita per vivere e rendersi utile alla società. “L’inserimento e l’integrazione sociale della persona handicappata si realizzano mediante: […] misure atte a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro, in forma individuale o associata, e la tutela del posto di lavoro anche attraverso incentivi diversificati.” (Art.8-f). Da quel momento i lavoratori con disabilità hanno diritto a permessi retribuiti, insieme con le loro famiglie; a sostenere le prove d’ammissione usufruendo di supporti; alla precedenza nelle assunzioni dopo avere vinto i concorsi.
Nel corso degli anni, la società, la politica e le tecnologie cambiano rapidamente; tuttavia l’individuo deve occupare sempre una posizione centrale nell’attenzione collettiva! A tal proposito, il 1° gennaio 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ultimo decreto della Legge 227/2021. La novità di questa legge consiste nell’introduzione del ‘Progetto di Vita’ il cui scopo è sburocratizzare gli iter e portare le persone con disabilità a esprimere da sé le proprie esigenze.
Il lavoro è il progetto di vita per eccellenza, quella chiave di cui ogni persona necessita per tirare fuori i propri sogni dal cassetto! Affinché le persone con disabilità riescano a trovare la propria chiave, occorrono una società consapevole e un personale adeguatamente formato.
La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 individua la disabilità in tutte quelle barriere comportamentali ed ambientali della società. Queste ultime impediscono alle persone con menomazioni la piena ed effettiva partecipazione alla vita, su base di uguaglianza con gli altri. Ne consegue che è dovere della società rimuovere queste barriere: la creazione di un ambiente giusto e inclusivo trova fondamento nel rispetto della dignità umana!