Ci fa sempre un grande piacere leggere chi afferma, come noi di In&Aut da sempre sosteniamo, che la neurodiversità non è un limite, bensì una ricchezza. Soprattutto nella prospettiva del lavoro.
L’articolo che segnaliamo, a firma di un medico del lavoro, esperto in disabilità e lavoro, ribadisce con chiarezza questo concetto. A partire dal paragone fra biodiversità e neurodiversità: la prima porta ricchezza negli ecosistemi, la seconda nelle organizzazioni e nella società. Il rapporto delle organizzazioni e della società con la neurodiversità è chiamato allora a svilupparsi secondo due prospettive: la prima è che non sono le persone neurodiverse a doversi adattare alla società, ma viceversa; la seconda è che, oltre ad adattarsi, la società e le organizzazioni sono chiamate a valorizzare la ricchezza di cui la neurodiversità è portatrice. Perché farlo è nel loro interesse.
Tutto ciò è ancora più vero nelle organizzazioni aziendali, cioè nel mondo del lavoro, dove l’inserimento di persone autistiche deve essere visto, perché lo è, come una doppia opportunità: per il lavoratore e per l’azienda. L’articolo lo mette bene in risalto quando spiega che le persone autistiche portano ovviamente sul lavoro le loro fragilità, il che richiede un adattamento da parte dell’azienda in termini ad esempio di luoghi, ritmi, condizioni di svolgimento del lavoro. Ma allo stesso tempo esse portano anche quelli che vanno considerati, soprattutto in riferimento alla necessità di ogni azienda di essere efficace ed efficiente, dei veri e propri punti di forza: ad esempio la puntualità, la precisione nello svolgimento dei compiti, l’attenzione per i dettagli.
Un ulteriore importante elemento che l’articolo evidenzia, ma che di rado viene considerato quando si affrontano questi argomenti, è che è la stessa norma a promuovere questo tipo di approccio all’inserimento di persone autistiche nel mondo del lavoro. La norma in questione è la direttiva europea sulla sicurezza e salute dei lavoratori (direttiva 89/391/CEE). Le sue prescrizioni, infatti, sono pensate non solo per la protezione dei lavoratori, e in particolare di quelli che a causa di fattori specifici sono più vulnerabili, ma anche per creare condizioni di benessere e per valorizzare le competenze di ciascuno. Anche quelli nella sicurezza, quindi, sono investimenti che possono esaltare la ricchezza della neurodiversità. E rendere più “ricca”, innovativa e sostenibile l’azienda.