“Prima Persona Plurale”

Dal 5 al 7 maggio 2025 si è svolto a Torino “Prima Persona Plurale” Festival della Vita Indipendente organizzato da Fondazione Time2, ente costituito dalla famiglia Lavazza con l’obiettivo di sviluppare progetti sociali e innovativi per le persone con disabilità. Abbiamo seguito la tre giorni del Festival.

Il Movimento per la Vita Indipendente delle persone con disabilità è nato negli anni ‘60 sull’onda della battaglia per i diritti civili e dei movimenti del ‘68. Lo scopo è sempre stato quello di lottare per i diritti delle persone con disabilità e soprattutto per fare in modo che i disabili possano avere una vita più indipendente possibile, sfidando ovviamente i vari limiti posti dalla società, come ad esempio le barriere architettoniche.

Molti degli ideali che sono stati promulgati dal movimento sono ispirati alla convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006, che ha tra i suoi costituenti Giampiero Griffo, presente il 5 maggio al primo dibattito del Festival insieme all’attivista Elisa Costantino. Il dibattito è iniziato con un monologo scritto dello stesso Griffo, interpretato dall’attore Jozef Gjura, nel quale si racconta la vita di Griffo e di come la disabilità sia entrata a farne parte. È stato interessante vedere il confronto tra due diverse generazioni di attivisti, che lottano per diritti comuni raccontando storie diverse, e che sottolineano quanto lavoro sia stato fatto e quanto tanto altro ce ne sia da fare.

Il 6 maggio si è tenuto il confronto con l’attivista Simone Riflesso, che ha raccontato come sia stato diventare disabile all’età di trent’anni in seguito a un terribile incidente. Riflesso ha soprattutto messo in evidenza la precarietà dei servizi che le istituzioni mettono a disposizione delle persone con una disabilità fisica come la sua, usando il racconto della sua storia personale per porre l’accento sulla questione più generale.
All’incontro è poi intervenuta un’altra attivista, Marta Migliosi, che ha raccontato come la sua disabilità era mal recepita nel suo piccolo paese nelle Marche e del bullismo che ha subito a scuola. Ha anche evidenziato, però, la qualità del sistema scolastico italiano nel quale, a differenza di altri paesi europei, non esistono più le scuole speciali che hanno il difetto di marginalizzare ed escludere le per persone con disabilità. È opportuno sottolineare che Torino ha avuto un ruolo importante in questo processo, poiché la prima scuola italiana che ha coinvolto gli studenti disabili con gli altri studenti è stata la scuola media Olivetti nel capoluogo piemontese, negli anni ‘70.
Un altro intervento interessante è stato quello di Marta Pulimeno, attivista blogger con la sindrome di Down, la quale, pur presente fisicamente, ha utilizzato un video per raccontare il suo personale raggiungimento della vita indipendente, le difficoltà che ha incontrato nel percorso e la soddisfazione per esserci riuscita.
L’ultimo intervento è stato di Valentina Perniciaro, una caregiver mamma di un ragazzo disabile che a cinquanta giorni di vita ha avuto un infarto, in seguito al quale i medici avevano previsto che sarebbe rimasto in uno stato vegetativo per sempre. Lei ha raccontato dei risultati che suo figlio è stato capace di raggiungere e delle numerose difficoltà che i caregiver affrontano tutti i giorni. Ha inoltre presentato la fondazione “I tetrabondi”, da lei creata.

Il 7 maggio, nell’ultimo incontro, sono intervenuti l’assessore alle politiche sociali Jacopo Rosatelli, in rappresentanza della città di Torino; Francesco Starace, direttore reparto psichiatria dell’Asl To 5; Valeria Carletti, attivista del disability pride; e Alice Sodi, vicepresidente del movimento “Neuropeculiar”. Tutti gli interventi si sono concentrati sul raccontare il futuro della disabilità. In particolare Alice Sodi ha raccontato del lavoro di “Neuropeculiar”, un’associzione che si occupa soprattutto di autismo ma che studia anche la storia della disabilità e gli aggiornamenti in ambito scientifico.

Da questo Festival si esce con tante domande, ma poche risposte. La percezione è da una parte che le istituzioni non abbiano ancora sviluppato la capacità di dare una risposta adeguata ai tanti aspetti della disabilità. Dall’altra, che forse dovremmo incominciare a pensare che la risposta deve nascere da noi stessi, dalle persone con disabilità.

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