Da vicino nessuno è “normale”. Per fortuna!

Se si prende il vocabolario online della Treccani, alla voce “normale” si legge: “che segue la norma, conforme alla norma, quindi consueto, ordinario, regolare”. La domanda sorge spontanea: chi avrebbe piacere a essere caratterizzato in questo modo? Probabilmente nessuno. Eppure ogni giorno in mille situazioni continuiamo a vedere e sentire che si fanno distinzioni fra ciò che si ritiene normale e ciò che si ritiene non-normale. Col sottinteso, ovviamente, che la cosa giusta da seguire, da imitare, è quella normale.

Beh, qualcosa non torna. Ma soprattutto, se permettete, ci siamo un po’ stufati. Perché la realtà che ognuno di noi sperimenta ogni giorno è un’altra: la realtà è che da vicino nessuno è “normale” (e per fortuna, ci viene da aggiungere!). Per cui l’approccio basato sulla contrapposizione tra normale e non-normale non solo non è utile a interpretare la realtà, ma è sbagliato, perché ci vuol far vedere una realtà che non esiste. È la realtà stessa a rifiutare questo approccio.

Non siamo certo i soli a esserci stufati. Ad esempio ci sentiamo in compagnia di Paola, una mamma romanda di tre figli di cui uno, Lillo, è un ragazzo con autismo. Nell’intervista che segnaliamo al link di seguito, Paola racconta di sé, della sua vita, di Lillo e in particolare del progetto “Siamo Delfini Impariamo l’Autismo Aps” che porta avanti da tre anni per parlare di autismo a tutte le generazioni e attraverso questa strada per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo.

Non anticipiamo i contenuti dell’intervista, che vi invitiamo a leggere. Ma segnaliamo solo il passo in cui Paola afferma che non le piacciono (perciò diciamo che anche lei è “stufa”) i termini che il mondo “normale” utilizza per parlare dell’autismo in modo concessivo, perché i diritti non vengono concessi per magnanimità ma sono uguali per tutti.

Paola, non potremmo essere più d’accordo.

Leggi l’articolo:
“Chi decide cos’è “normale”? L’autismo come chiave per ripensare la società”

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