Un evento bellissimo e inaspettato è accaduto alla famiglia inglese del piccolo Ronnie, un bambino autistico non verbale di sette anni.

Mentre la sorella stava guidando l’auto, con il fratello nel sedile posteriore, alla radio veniva trasmesso un brano K-pop dei cantanti Rosè e Bruno Mars. Improvvisamente Ronnie si è messo a cantare i versi della canzone, parlando così per la prima volta. Un momento emozionante che la sorella ha ripreso, pubblicando un video su TikTok che ha subito fatto il giro del mondo ricevendo tantissime visualizzazioni. Non è dato sapere l’opinione degli artisti in questione su questo evento, ma sarebbe interessante conoscerla.

Questa storia ci dimostra come la musica possa essere un mezzo terapeutico ottimo per molte persone autistiche, perché permette di esplorare e di esprimere delle emozioni molto profonde che alcune persone autistiche vivono come un blocco. La musica può essere una chiave per aprirsi all’espressione di sé.

Ci sono molti percorsi terapeutici che usano appunto la musica come terapia o che hanno a che fare con l’arte in generale, come ad esempio l’arteterapia. In molti di questi percorsi vengono coinvolte anche persone con autismo.

Tutti noi possiamo solo immaginare l’emozione di Ronnie e della sua famiglia dopo aver superato, anche se per caso, questo duro ostacolo che il bambino si è sempre trovato davanti. Non sappiamo che cosa abbia colpito Ronnie in quella canzone, ma sappiamo che quella canzone ha suscitato in lui qualcosa che lo ha spinto a spingersi oltre i suoi limiti.

Quella di Ronnie è la dimostrazione che a volte, anche nell’autismo, ci possono essere sorprese, che permettono di dare speranza alle famiglie di altre persone autistiche che vivono la stessa condizione. Ma soprattutto, quello che più colpisce è la naturalezza di questo evento, che non era di certo in alcun modo premeditato e che ha suscitato in Ronnie un’apertura spontanea verso il mondo esterno, in un modo molto personale e bellissimo.

Non bisogna pensare l’autismo sempre solo in ambito scientifico o terapeutico (sicuramente imprescindibili, intendiamoci), ma anche con un approccio privo di pregiudizi e aperto all’imprevisto e all’inaspettato.

È importante raccontare storie come questa perché anche se sono un unicum e non accadono spesso, possono rappresentare un modo inedito per introdursi in questo mondo complesso ma non impenetrabile, come invece a volte ancora molti paiono considerarlo.

https://www.fanpage.it/wamily/bimbo-con-autismo-non-verbale-canta-dopo-7-anni-di-silenzio-il-racconto-della-famiglia/

Scroll to top