L’autismo non è un limite

Abbiamo sempre sostenuto con convinzione che l’autismo non è un limite. Non siamo i soli a farlo, ovviamente. Oggi infatti vogliamo presentare una realtà con cui ci sentiamo allineati su questo approccio.

La realtà è quella della Fondazione Aut Aut Ets, che è stata costituita nel 2017 su iniziativa di Fondazione Carispezia. I responsabili della Fondazione si sono raccontati di recente in una bella intervista pubblicata su BeeMagazine, che segnaliamo di seguito e da cui prendiamo qualche estratto per alcune considerazioni.

Innanzitutto, il nome della Fondazione sta a significare che chi si occupa di autismo deve fare una scelta: o si sceglie l’assistenzialismo, che è una scelta di immobilità; o si sceglie di andare avanti, sperimentando percorsi fatti di inclusione, formazione e dignità della persona, che sono appunto quelli su cui il progetto della Fondazione ha deciso di muoversi. Anzi, i progetti, perché sono due i principali progetti che ha messo in campo: Luna Blu e Sant’Anna Hotel, comunità in cui ragazze e ragazzi autistici vengono formati sulla ristorazione, l’accoglienza, la cura del verde e degli spazi. Sulla base della consapevolezza che l’autismo non è un’etichetta ma semplicemente un punto di partenza.

Gli operatori della Fondazione testimoniano che grazie a questi progetti i ragazzi, a prescindere dalla gravità della condizione o dalla diagnosi, mostrano processi di trasformazione profondi, che si palesano nel modo in cui affrontano le attività ogni giorno. Questi progetti, tra l’altro, si trovano all’incrocio tra servizi, formazione e impresa sociale, e si sono sviluppati in un’ottica di co-progettazione territoriale fra realtà pubbliche, private e del Terzo settore: anche questa una caratteristica che ci pare importante sottolineare.

Nell’intervista si afferma poi che il lavoro è uno degli strumenti principali per promuovere autonomia e dignità, perché è solo con il lavoro che si possono creare opportunità reali di crescita e di partecipazione. Si afferma, inoltre, che l’inclusione può andare di pari passo con la sostenibilità e l’innovazione.

Non potremmo essere più d’accordo, infine, con la necessità che viene espressa di definire un nuovo paradigma. Dove l’autismo non è visto come una malattia, ma come un diverso modo di sentire e pensare, a cui guardare con attenzione e curiosità. Come dice in chiusura dell’intervista il presidente della Fondazione: «La parola chiave è curiosità. Se fossimo curiosi di comprendere un cervello autistico, tutto cambierebbe in meglio».

Buona lettura.

https://beemagazine.it/l-autismo-un-limite-no-dice-aut-aut-e-fondazione-carispezia/

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