Si può pensare senza parole? E come si fa? Lo facciamo tutti? O è solo qualcuno a farlo? E perché?

Le domande valgono per ciascuno di noi ma possono risultare particolarmente stimolanti soprattutto per le persone con disturbi dello spettro autistico. E lo dimostra il fatto che a porsele e a darsi le risposte è stata una scienziata statunitense, Temple Grandin, docente presso la Colorado State University, una delle personalità più note a livello internazionale per i suoi studi approfonditi sulle neurodivergenze ma anche perché è lei stessa affetta da sindrome di Asperger. Anni fa le è stato dedicato anche un film, “Temple Grandin – Una donna straordinaria”, vincitore di numerosi premi.

Grandin ha affrontato l’argomento in un libro uscito di recente in Italia che s’intitola appunto “Pensare senza parole. I doni nascosti di chi ragiona per immagini, pattern e astrazioni” (edizioni Adelphi).
Il libro racconta di alcuni dei più celebri “pensatori visivi”, come li chiama, della storia dell’umanità, fra i quali ad esempio Michelangelo Buonarroti o Albert Einstein. Questa narrazione è combinata con quella di esperienze personali e con le riflessioni sulle evidenze risultanti dagli ultimi studi in materia.

L’autrice si dichiara essa stessa una “pensatrice visiva” e racconta di come, attraverso un percorso personale di presa di consapevolezza non privo naturalmente di difficoltà, ha sviluppato la convinzione che non esiste un unico modo di pensare. E che è sbagliato ritenere che ognuno di noi sia in un certo senso programmato solo per il pensiero verbale, che si fonda sul linguaggio. Grandin va anche oltre e, rivolgendosi alla società intera, dice che imparare ad accettare le persone che pensano in maniera diversa, ad accettare il fatto che modi diversi di pensare esistono, è il primo indispensabile passo per valorizzare queste persone. Per considerarle una risorsa preziosa, anche nel mondo del lavoro, che può contribuire all’arricchimento di tutta la società.

Non possiamo che condividere il messaggio di Temple Grandin e invitare alla lettura del suo libro.

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