Tutti possiamo farcela

Abbiamo avuto il piacere di dialogare con Diego Spilabotte, ragazzo ventenne di Frosinone, autore del libro ‘Diego e la stanza dei segreti’ (edizioni Serena di Viterbo), già alla terza ristampa, e con sua madre Rosalba Baccari, che mi hanno raccontato la loro storia.

A undici anni Diego ha iniziato ad affrontare la battaglia contro la mielodisplasia midollare, malattia ematologica per cui il midollo osseo cessa di produrre piastrine, globuli rossi e globuli bianchi, che solitamente colpisce le persone dai cinquant’anni in su. Dopo aver aspettato per undici mesi un donatore di midollo compatibile al 100%, mai arrivato, il direttore del reparto di oncoematologia all’Ospedale Bambin Gesù, Franco Locatelli, ha deciso di effettuare il trapianto con le cellule staminali del padre.

Diego nutre una passione profonda per il disegno e la sua camera abbonda di opere. L’intensità comunicativa di queste ultime, e la grande quantità di materiale, hanno portato alla nascita del libro. Si tratta di un messaggio di speranza, il cui fine è portare conforto nella vita dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie che attraversano un periodo buio. Grazie a Diego e al suo libro, coloro i quali si trovano in una stanza d’ospedale potranno sentirsi come in un hotel accogliente e trasformare il loro dolore in una favola: nella sua stanza d’ospedale, ad esempio, Diego era felice per la connessione gratuita che gli permetteva di ascoltare la musica che amava, in particolar modo le canzoni di Tiziano Ferro.

Diego è riuscito ad ‘anestetizzare’ il dolore attraverso il ‘gioco della felicità’ di Pollyanna: riusciva ad infondere positività in ogni situazione, dunque a essere d’aiuto a sé stesso, alla sua famiglia ma anche a tutte le persone attorno a lui.

Dice un bellissimo proverbio sudafricano: “L’amore è come la pioggia, non sceglie su quale erba cadere”. Conoscere la storia di Diego significa comprendere l’importanza di essere missionari della felicità. La quale “non è una destinazione bensì un percorso”, come ci ricorda Santa Teresa di Calcutta. L’amore è una storia infinita, se ci pensiamo. È fondamentale che riusciamo a entrare in sinergia con il prossimo e ad essere testimoni di speranza, gettandone i semi in lungo e in largo. La Terra non è che un terreno comune dal quale nessuno di noi deve essere escluso affinché abbondi di frutti maturi.

La vita è un viaggio. Diego ha raccontato di aver ricevuto come regalo, non a caso, una valigia. Ci ha raccontato persino del momento in cui, in ospedale, nel passaggio da una stanza all’altra con la barella, chiedeva di rallentare. Questo ci ha condotto a riflettere sul fatto che dovremmo imparare tutti a ‘rallentare’ per assaporare questa vita, il dono per eccellenza che abbiamo ricevuto. In questo modo riusciamo davvero a godere di ogni istante ed essere grati per tutto quello che abbiamo.

Dalla copertina del libro, sulla quale sono rappresentati i castelli di Sant’Angelo a Roma e di Miramare a Trieste, si evince la passione di Diego per i castelli, maturata dopo aver visto una trasmissione di Alberto Angela. Tutti noi possiamo incontrare difficoltà e necessitare di aiuto; quelle che noi chiamiamo disabilità non sono caratteristiche di un individuo ma situazioni nelle quali ogni individuo può trovarsi. Le barriere che rischiano di mandare all’aria i nostri castelli e di impedire la partecipazione effettiva alla vita sociale vanno rimosse e chiunque può e deve contribuire a farlo.

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